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Lo scudo di Talos. Tra disabilità e valore in battaglia.

Tra disabilità e valore in battaglia. Questo il tema portante del libro “Lo scudo di Talos” scritto da Valerio Massimo Manfredi. Libro che tende a ricreare le tensioni sociali della Sparta ai tempi del famoso re spartano Leonida.

La narrazione espone le vicende di Talos, un ilota zoppo. Gli iloti, nel sistema sociale che vigeva a Sparta, erano schiavi. Molto probabilmente erano i vecchi abitanti della Laconia, la regione dove ai tempi sorgeva Sparta. E molto probabilmente divennero schiavi proprio a causa dell’insediamento in quella zona dei Dori. Infatti li schiavizzarono rendendo quella che era una maggioranza (gli iloti) al servizio di una minoranza (gli spartani). Gli spartani furono però una delle più grandi potenze militare dell’epoca antica. Nonché la più potente fino all’inizio dell’egemonia tebana e all’ascesa del “battaglione sacro” di Gorgida.

Tornando al libro, Talos crebbe “allevato” da un nonno adottivo. Si ritrova a vivere i grandi eventi storici che si sono susseguiti in Grecia ai tempi della seconda invasione persiana della Grecia. La seconda guerra contro quell’impero dell’Est. Particolare enfasi viene data alla battaglia delle Termopili (480 a.C.), famosa per il gesto del sacrificio spartano, tanto leggendario quanto però storicamente falso. Pur essendo di natura fantasiosa e romanzesca, il racconto permette di scorgere le usanze e il clima della Sparta di quel periodo. Il tutto mantenendo sempre un ritmo scorrevole e ricco di azione tra battaglie, intrighi di palazzo e  storie d’amore.

Talos è il figlio di un soldato spartano. Suo padre però lo abbandonò. Dovette farlo. Questo in concomitanza alle usanze spartane che esaltavano la forza fisica e rifiutavano le persone non “perfette” secondo il modello imposto da quel sistema sociale. I figli che nascevano con malformazioni fisiche erano condannati a morte. O a divenire essere iloti, una sotto-categoria di persone, degli schiavi, sui quali erano leciti ogni forma di abusi e violenze. Ciò accadde a Talos, che crebbe in una fattoria. Ma mantenne un orgoglio e un valore tipico dei soldati spartani che lo porterà a lottare per ottenere ciò che gli spettava per “diritto di nascita”, un posto nella società Lacedemone.

Talos, inoltre, è una grande metafora di una mentalità malata che nega l’inclusività alle persone che possono, pur avendo grosse difficoltà fisiche, essere elementi decisivi nella società. Pur essendo zoppo infatti si dimostrerà un elemento valido e chiave nell’esercito Lacedemone che noi tutti sappiamo essere uno degli eserciti più valorosi che si siano visti in tutta la storia occidentale.

Lo scudo di Talos, dunque, è un mezzo attraverso il quale sensibilizzare, senza forzature, il lettore su un argomenti che tutt’ora vengono presi sotto gamba o sottovalutati. Si sta ovviamente parlando di quello dell’integrazione dei disabili nei luoghi lavorativi. Se siete interessati alla lettura potete ordinare il libro direttamente da questo link.

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Fondatore della pagina. I miei interessi principali sono la tecnologia, la scienza e gli anime. Il mio obbiettivo? Trasmettere la mia passione ai miei visitatori.

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