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Riunione COP26, c’è l’intesa sulla riduzione della CO2

Martedì a Glasgow, in Scozia, si è conclusa la riunione COP26 delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 2021.

Riunione COP26. Oltre 40 paesi ed alcune decine di organizzazioni hanno concordato, di non utilizzare più il carbone per la produzione di energia elettrica. L’accordo dovrebbe consentire di ridurre sensibilmente le emissioni che causano il riscaldamento globale, ma alcuni grandi consumatori di carbone – come Cina, India, Australia e Stati Uniti – non hanno sottoscritto l’intesa. Tra i firmatari ci sono comunque Polonia, Ucraina, Canada e Vietnam. Anche l’Italia ha firmato.

Legambiente

La forte riduzione nei consumi di questo combustibile fossile era uno dei principali obiettivi della COP26, ed è considerata importante per mantenersi entro il limite di un aumento della temperatura media globale di 1,5 °C entro la fine del secolo, come previsto dagli accordi di Parigi del 2015.

Il carbone è uno dei principali responsabili delle emissioni di gas serra, che impediscono alla Terra di cedere il calore ricevuto dal Sole. È soprattutto impiegato nelle centrali termoelettriche che, oltre a produrre gas serra, emettono prodotti nocivi che inquinano fortemente l’aria a livello locale, con conseguenze per la salute di milioni di persone. Dopo una lieve riduzione dei consumi nella fase più acuta della pandemia da coronavirus, il carbone è tornato ad essere impiegato largamente in molti paesi.

I modelli di previsione indicano che per rimanere entro gli 1,5 °C di aumento della temperatura globale, le economie più avanzate dovrebbero interrompere l’uso del carbone prima del 2030. Non è, tuttavia, chiaro che cosa faranno Cina, India e Stati Uniti, i maggiori paesi inquinatori al mondo, anche se negli ultimi giorni ci sono stati segnali da entrambi i paesi su piani per ridurre i consumi e soprattutto interrompere gli investimenti esteri per la costruzione di nuovi impianti.

Il Messaggero

Anche la finanza mondiale risponde presente alla chiamata della Cop26 di Glasgow. Le somme che circolano sono stratosferiche: la coalizione tra banche, fondi e società di gestione capitanata dall’ex governatore della Banca centrale inglese, Mark Carney, rappresenta ormai il 40% degli asset finanziari globali. Sono più di 450 società, da 45 Paesi, con un patrimonio complessivo che vale 130mila miliardi di dollari. Sarebbero pronte a mettere a disposizione 100mila miliardi per la transizione energetica.

Intanto, secondo un nuovo rapporto del Global Carbon Project le emissioni globali di carbonio stanno tornando al livello record visto prima della pandemia di coronavirus. Le emissioni hanno raggiunto i livelli più alti di sempre nel 2019, con i lockdown avevano subito una riduzione del 5,4% ma, si sottolinea nel rapporto, la combustione di combustibili fossili è aumentata più rapidamente del previsto nel 2021.

Fonte immagine in evidenza: Eco delle Città

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