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Privacy, Datagate e Pegasus mostrano la vera realtà

Proteggere la propria privacy è un ‘obiettivo’ che si cerca di raggiungere attraverso leggi e nuovi software – le VPN. Tutto, forse, vano.

Privacy: il termine inglese, in italiano riservatezza o privatezza, indica, nel lessico giuridico-legale ed informatico, il diritto alla riservatezza della vita privata di una persona.

Come per l’IPTV, anche il concetto di ‘Privacy’ è più o meno ben noto in un mondo, ormai, dedito alla tecnologia. È accertato, inoltre, che con l’avvento dei social, esso è presente sulla bocca di tutti. Persino le varie Nazioni, al fine di tutelare il cittadino, creano delle leggi in merito.

In Europa è stato, inoltre, istituito un Garante europeo della protezione dei dati (GEPD), che ha il compito di controllare il trattamento dei dati personali da parte dell’amministrazione dell’UE per assicurare il rispetto delle norme sulla privacy. In Italia, similmente all’UE, è presente il Garante per la protezione dei dati personali (GPDP) che assicura la tutela dei diritti e delle libertà fondamentali ed il rispetto della dignità nel trattamento dei dati personali.

ItaliaOggi

Leggi ed istituzioni hanno il compito di proteggere la privacy, ma ad un occhio critico queste possono sembrare vane. Perché? È la Storia stessa che ci viene incontro per ‘giustificare’ questa posizione pessimista, in merito all’argomento trattato.

Correva l’anno 2013: il Datagate. Con questo termine, si fa riferimento ad una serie di inchieste giornalistiche pubblicate, volte a rivelare dettagli sulle operazioni di sorveglianza e compromissione di massa, messe in atto dall’Agenzia per la Sicurezza Nazionale statunitense (NSA) in complicità con servizi di Intelligence di altri paesi, sia nei confronti di cittadini ed istituzioni statunitensi che stranieri.

 Edward Snowden, il ‘whistleblower’, consegnò tra i 15 e i 20.000 documenti top secret ai giornalisti del The Guardian – Glenn Greenwald e Laura Poitras, attirando una notevole attenzione da parte del pubblico e del resto dei media.

Cosa è successo?

Cercando si sintetizzare al massimo: “i documenti rilasciati, portarono alla luce come l’NSA abbia messo in piedi una complessa rete di spionaggio, basata su programmi come PRISMXKeyscore e Tempora, in grado di intercettare il traffico internet e telefonico di utenti di ogni parte del mondo. A tal fine l’NSA ha usufruito oltre al supporto di altre istituzioni statunitensi, quali l’FBI o il Dipartimento di Giustizia, anche di importanti società private, tra le quali VerizonTelstraGoogle, (Apple) e Facebook.

Fondamentale, inoltre, è stata la stretta collaborazione dei servizi di Intelligence straniera, per accedere ai principali punti di snodo delle telecomunicazioni sparsi per il mondo.”

Fonte: Wikipedia

Qual era lo scopo?

“Nati con la giustificazione della lotta al terrorismo e la preservazione della sicurezza nazionale, i vari programmi di sorveglianza sono stati estesi a pieno campo ed impiegati impropriamente ed illecitamente per valutare la politica estera e la stabilità economica di altri paesi, e per raccogliere informazioni riservate di natura commerciale industriale, anche riguardanti soggetti privati; ciò anche allo scopo di avvantaggiare l’amministrazione statunitense durante le trattative durante la preparazione di trattati internazionali o accordi di natura economica con altri paesi”.

Fonte: Wikipedia

Effetti collaterali (voluti ma dichiarati casuali):

Oltre ad essere colpiti bersagli ben studiati, le varie sorveglianze illegittime commesse dagli USA coinvolgevano anche i cittadini – ignari. Attraverso particolari software, infatti, era possibile accendere la videocamera ed il microfono dei dispositivi di ogni singolo cittadino senza che questo se ne accorgesse.

Il dopo-Datagate?

Dopo il Datagate, però, la situazione non è migliorata.

Barack Obama, infatti, annunciò che le agenzie di Intelligence USA furono obbligate a cancellare immediatamente i dati relativi a chiamate ed email che non contenessero “informazioni rilevanti” per la sicurezza del paese. Ha, tuttavia, specificato che le regole si sarebbero applicate soltanto alle comunicazioni dei cittadini statunitensi, anche se residenti all’estero. Tutte le informazioni riguardanti i non-americani potevano, invece, essere conservate per cinque anni.

Questa decisione, quindi, permette agli USA di continuare lo spionaggio nei confronti delle altre Nazioni – e dei suoi cittadini.

OpIndia

Il Datagate, però, non fu solo il primo evento storico di grande portata dello spionaggio. A violare deliberatamente la privacy ci ha pensato, recentemente, uno spyware sviluppato dalla società israeliana di armi informatiche, NSO Group, che può essere installato di nascosto sui telefoni cellulari che eseguono la maggior parte delle versioni di iOS ed Android – Pegasus.

In ‘soldoni’, Pegasus è un software che ha il compito di conquistare i privilegi di root del device (cioè di amministratore, software di amministrazione del device), ovvero di instrumentare il device stesso e recuperare dati sia del presente che del passato da una o più app interessate o permettere di ascoltare chiamate e video-chiamate.

È un software di una potenza inaudita, poiché, presi i privilegi di root, questo non può essere analizzato da un antivirus e non ha limiti nell’accesso al sistema – nemmeno alle porzioni più sensibili, lì dove sono custodite le chiavi di cifratura.

Attraverso la cronaca nazionale, si è venuto a conoscenza che il software – fortunatamente (?) – miri ad obiettivi di alto profilo: Presidenti, Generali ecc., ma questo non deve far abbassare l’allerta. Un’arma di tale spessore, usato da qualsiasi Stato (Democratico o meno) può risultare una medaglia a due facce. Una positiva, perché si possono prevenire attacchi terroristici o tragedie – come l’11 Settembre; l’atra negativa perché si può violare la privacy di chiunque, negando così il diritto a quest’ultima.

Ciberark

Per far fronte alla continua richiesta di privacy, alcuni servizi – come Nord VPN, Express VPN, Pure VPN – cercano di proteggere la connessione internet e la privacy online.

Se si dovranno, però, scontrare con Pegasus – o addirittura con un secondo Datagate degli USA – questi software saranno in grado di proteggere i cittadini?

Bisogna, infine, porsi un’altra domanda: a seguito di Pegasus e del Datagate, il concetto di privacy è davvero rispettato dalle Nazioni? Per come stanno le cose, sembra di no.

I cittadini stessi, inoltre, per ottenere varie comodità o ‘visual’ stanno rinunciando alla privacy. Basti pensare ai social, dove la gente getta la propria vita sessuale e privata o alle tecnologie con acquisizioni biometriche – come il volto o le impronte – usate nelle scuole dove studiano i bambini o negli smartphone che portiamo con noi giornalmente.

Fonte immagine in evidenza: Policyholder Pulse

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Fondatore della pagina. I miei interessi principali sono la tecnologia, la scienza e gli anime. Il mio obbiettivo? Trasmettere la mia passione ai miei visitatori.

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