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Assolto dall’accusa di stupro, sentenza choc

Assolto dall’accusa di stupro, «Nel sesso orale non c’è costrizione». La giudice lo assolve. Sentenza choc

Assolto dall’accusa di stupro, cosi la giudice Tiziana Pasquali ha deliberato in merito all’accusa mossa nei confronti del maresciallo dei carabinieri Federico Dati, ex comandante del nucleo dell’ispettorato del lavoro di Livorno.

Il caso riguarda l’ex comandante dell’ispettorato del lavoro di Livorno e la donna titolare di un centro massaggi di Castiglioncello.

Secondo l’accusa Federico Dati doveva rispondere dinnanzi alla legge dei reati di concussione, tentata concussione, falso e violenza sessuale. Federico dati e’ stato  assolto a metà aprile.

L’accusa riteneva che nel periodo fra il 2014 e il 2016, Dati avrebbe messo in atto “ricatti sessuali”, sfruttando il proprio ruolo, garantendo di non contestare le irregolarità che erano emerse nei controlli in cambio di prestazioni.

Al centro della contestazione il rapporto tra il maresciallo e la dipendente, poi diventata titolare, di un centro massaggi di Castiglioncello. I due, in più occasioni, avrebbero avuto rapporti sessuali, sia orali che completi.

La donna aveva dichiarato di essersi sentita costretta ad accogliere le richieste perché davanti aveva ‘un pezzo grosso’, svantaggiata dal fatto di essere straniera.

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La premessa della giudice e’ che l’attendibilità della parte offesa sia «di per sé debole» poiché «ben potrebbe l’esaminata aver rivenduto la propria relazione con l’imputato con spirito vendicativo, essendo in corso di verifica l’accusa (si parla di un altro fascicolo quando la donna è stata ascoltata ndr) nei suoi confronti di sfruttamento della prostituzione. E potendo ritenere collegabili le indagini a una iniziativa del Dati» – si legge ancora – «che la donna non descrive affatto comportamenti violenti da parte dell’imputato».

Continua ancora: “Solo in un caso ricorda che il Dati, per convincerla a una prestazione orale, le avrebbe avvicinato con forza la testa alle proprie parti intime, ma, ribadito che anzitutto non è in alcun modo specificato in quali concreti termini sia stata compiuta questa violenza, è ben chiaro che il gesto in sé non può comportare una coazione della continuazione del rapporto, che necessita, per le stesse modalità del tipo di rapporto sessuale, di una piena partecipazione attiva della donna”.

«La donna racconta che in un caso sarebbero avvenuti dopo che le sarebbero stati tolti i vestiti con violenza, e anche rispetto a questo racconto da un lato neppure descrive in quali termini si sarebbe espressa la modalità violenta di togliere i vestiti. Dall’altro è anche qui da evidenziare che togliere i vestiti non comporta necessariamente passare al rapporto sessuale».

Questa affermazione e’ difatti la parte chiave di tutto il processo in quanto queste motivazioni rischiano di cancellare le garanzie di chi subisce una costrizione psicologica, una pressione, o anche un ricatto, in cambio di sesso.

Pronto ovviamente e’ il ricorso in appello da parte dell’accusa per impugnare la sentenza.

Vedremo come evolverà questa vicenda, fino a prova contraria, va ribadito, il carabiniere Dati è assolutamente innocente.

 

Fonte copertina: unisi.it

Per altre news: RassegnaSerale

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