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Proteste contro il regime a Cuba, cosa sta succedendo?

Tutto è iniziato domenica 11 luglio, quando a San Antonio de Los Baños, una cittadina a sud dalla capitale L’Avana, sono cominciate le prime manifestazioni contro il governo comunista di Miguel Díaz-Canel. Da qui l’inizio delle proteste contro il regime a Cuba. Sono le prime manifestazioni in quasi trent’anni – anche se non sono le prime in assoluto. Sono decisamente le più ampie e partecipate da quando nel 1959 i rivoluzionari guidati da Fidel Castro conquistarono il paese. Esse, dopo pochi giorni, si sono estese in tutta l’isola al grido degli slogan “Libertà!” e “Patria e vita!”.

I cittadini hanno protestato contro la grave crisi economica, a causa della quale sull’isola mancano cibo e generi di prima necessità. Protestano anche contro la cattiva gestione della pandemia da coronavirus, soprattutto a causa della carenza di medicine e di infrastrutture sanitarie inadeguate. Il regime cubano ha risposto alle proteste con la violenza. Ha inviato, per la prima volta dopo decenni, la polizia in tenuta antisommossa e ha arrestato migliaia di persone, tra cui molti noti oppositori. Negli scontri, almeno una persona è rimasta uccisa.

Nei giorni scorsi, il governo cubano ha bloccato la connessione a internet per diverse ore. Il tutto onde evitare la diffusione delle immagini e dei video delle proteste e per impedire ai manifestanti di organizzarsi online. Nei giorni successivi la connessione è tornata a tratti. Diversi importanti social network come Facebook, Twitter e il servizio di messaggistica Telegram, tuttavia, sono rimasti bloccati. Un altro aspetto preoccupante della crisi economica, nonché quello che principalmente ha scatenato le proteste contro il regime a Cuba, è la carenza di cibo. Non era così grave dai primi anni Novanta, quando il crollo dell’Unione Sovietica, che sussidiava e sosteneva il regime cubano, provocò un terribile dissesto economico.

Nell’sola, negli ultimi mesi, le file nei negozi di alimentari e nei supermercati approvati dal governo sono lunghissime e possono durare ore. I prezzi dei generi alimentari nel mercato nero sono, ovviamente, proibitivi. Secondo alcuni analisti l’inflazione a Cuba è aumentata del 500% ed i prezzi per molti generi alimentari sono saliti alle stelle. Molti cittadini hanno denunciato di essere senza cibo, acqua e corrente elettrica nelle case.

Fonte foto: ilPost

A causa della pandemia, l’anno scorso il PIL del paese è crollato dell’11%.

Ci sono altri fattori che hanno peggiorato la crisi dell’economia e la carenza di cibo. Il forte aumento dei prezzi dei generi alimentari in tutto il mondo, la riduzione degli aiuti dal Venezuela ed il fatto che il raccolto annuale di canna da zucchero, una delle più importanti esportazioni di Cuba, sia stato il peggiore degli ultimi decenni. Per quanto riguarda il Sistema Sanitario, il regime ha sempre vantato di averne uno dei migliori delle Americhe. Vantava, inoltre, di formare ogni anno migliaia di nuovi medici e infermieri. Questi vanti non erano solo parole al vento.

L’OMS, infatti, ha spesso chiesto l’aiuto di medici cubani per diverse crisi anche mondiali. A Cuba, per la prima volta, è stata fatta partorire una donna malata di cancro senza che questo passasse anche al bambino. Non si può scordare, inoltre, l’aiuto che una equipe di medici cubani ha offerto all’Italia durante la prima pandemia. Ma nonostante questo, la pandemia ha messo in difficoltà gravissima il Sistema Sanitario. Il governo cubano non è riuscito né a tenere sotto controllo la pandemia, né a garantire le cure ai cubani malati. Tutto questo non ha fatto altro che alimentare un clima che ha portato alle proteste contro il regime a Cuba. La carenza di carburante per tenere attive le centrali elettriche, inoltre, sta provocando blackout ormai quotidiani in tutta l’isola, che creano non pochi grattacapi all’attività degli ospedali.

Secondo il presidente Díaz-Canel, il responsabile principale della crisi sono gli Stati Uniti, che hanno imposto un duro embargo economico contro Cuba. L’embargo era stato ridimensionato nel 2014 da Barack Obama nella speranza di un più ampio ristabilimento dei rapporti diplomatici, ma poi era stato inasprito nuovamente nel 2017 da Donald Trump, che aveva imposto nuove restrizioni alla circolazione ed agli scambi commerciali tra i due paesi. L’amministrazione di Joe Biden, per ora, ha mantenuto le misure di Trump, anche se ha annunciato l’intenzione di riesaminarle in futuro. Al momento, però, la situazione resta invariata e Cuba si ritrova a non poter commerciare né in entrata né in uscita verso quello che potrebbe essere un porto fruttuoso. Tutto questo non fa che peggiorare la situazione in cui la Repubblica di Cuba si trova.

Un’ulteriore ragione delle proteste è la crisi di autorevolezza del regime cubano. Díaz-Canel è il primo leader di Cuba dal tempo della rivoluzione che non appartiene alla famiglia Castro, dopo che qualche mese fa Raúl Castro, il fratello minore di Fidel, aveva ceduto a lui tutti i poteri. Dalla popolazione cubana, Fidel e Raúl Castro erano visti come due politici estremamente carismatici che appartenevano alla gloriosa generazione della rivoluzione e che ispiravano rispetto e timore anche negli oppositori. Díaz-Canel, invece, è visto come un burocrate di partito sessantenne privo di carisma e del prestigio che Fidel e Raúl Castro ottennero dall’aver combattuto per la causa rivoluzionaria.

In conclusione, sono tanti i motivi per cui la gente è scesa nelle strade per protestare. La situazione non potrà altro che peggiorare sempre di più, a meno che non si trovi qualche soluzione nel breve tempo.

Fonte immagine copertina: Sky Tg24

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