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Arrestato Rocco Morabito, in Brasile il boss della Ndrangheta

Il boss della ‘ndrangheta Rocco Morabito, il secondo latitante più ricercato d’Italia dopo Matteo Messina Denaro, è stato arrestato a San Paolo del Brasile. Operazione congiunta tra i carabinieri dei Ros e dei comandi provinciali di Torino e Reggio Calabria, assieme con Interpol, la polizia federale brasiliana e l’FBI.

Fonte foto: 9News

Morabito, 55 anni, appartiene ad una delle più potenti ‘ndrine della Locride. Si era già reso latitante per 23 anni – dal 1994 al 2017 – nascondendosi in Uruguay con la falsa identità di Francisco Antonio Capeletto Souza. E’ considerato il più importante broker di stupefacenti per i cartelli del narcotraffico sudamericano. Era evaso il 24 giugno 2019, insieme ad altri tre detenuti, scavando un tunnel che lo fece uscire dalla terrazza del carcere “Central” di Montevideo, quando stava per essere estradato in Italia.

Morabito, soprannominato “Tumunga”, è stato latitante per quasi metà della sua vita.

La sua carriera da criminale inizia nel lontano 1984 quando, all’età di soli 17 anni, viene denunciato per interruzione di pubblico servizio. Nel 1988, venne arrestato, Rocco Morabito, dalla Procura di Messina per minacce ad un docente universitario. Nel 1989, suo fratello Leo Morabito è ucciso in un agguato mafioso e l’anno successivo fu ferito in un altro attentato.

Nel 2001 fu condannato a 30 anni di carcere dalla Corte d’Appello di Milano. L’anno precedente, fu anche condannato dalla Corte d’Appello di Palermo, con 22 anni di reclusione, sempre per traffico di droga. Pochi mesi più tardi, da latitante, subisce un’altra condanna a 10 anni di carcere dalla Corte d’Appello di Reggio Calabria.

Di lui si erano perse le tracce fino al 2017, nonostante avesse continuato ad essere uno dei più importanti narcotrafficanti a livello mondiale. La prima volta che venne arrestato, nel 2017, si trovava in Uruguay mentre risiedeva in un Hotel di lusso con in possesso una Mercedes, 13 cellulari, 12 carte di credito ed un passaporto brasiliano.

Gli affari di “Tumunga” passavano per Milano, dove la sua rete di contatti portava dritto ad Africo e alle cosche dell’Aspromonte.

Fonte immagine copertina: La Stampa

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