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PMA: fecondazione confermata anche se l’ex è contrario.

Fa discutere la sentenza che attribuisce solo alla ex-moglie la facoltà di stabilire se impiantarlo o meno, anche se l’ex è contrario. Ma il punto vero è un altro: il diritto del figlio alla vita.

Sono sposati e decidono di ricorrere alla Procreazione medicalmente assistita (Pma) per poter avere un figlio. Un percorso complesso e che vede fallire un primo tentativo di impianto. Altri embrioni vengono però congelati, in attesa di un nuovo tentativo. Nel frattempo, però, lui decide di porre fine al matrimonio, ma lei non vuole rinunciare a quelle “vite in provetta” e al sogno di diventare madre. Così si rivolge ad un tribunale. Che le dà ragione: può impiantare gli embrioni, nonostante la separazione e la contrarietà dell’ex marito.

È quanto deciso dal tribunale di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) nell’ordinanza del 27 gennaio 2021. I giudici hanno chiamato in causa l’articolo 6, comma 3, della legge 40 del 2004, infatti la legge prevede:” La volontà di entrambi i soggetti di accedere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita è espressa per iscritto congiuntamente al medico responsabile della struttura, secondo modalità definite con decreto dei Ministri della giustizia e della salute, adottato ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge. Tra la manifestazione della volontà e l’applicazione della tecnica deve intercorrere un termine non inferiore a sette giorni. La volontà può essere revocata da ciascuno dei soggetti indicati dal presente comma fino al momento della fecondazione dell’ovulo.”

Il problema persiste nel momento in cui la Corte permise il congelamento degli embrioni secondo la sentenza 151/2009, infatti, la norma prevedeva che si potessero fecondare fino a un massimo di tre ovociti, i quali avrebbero dovuto essere simultaneamente impiantati nell’utero della donna. Era infatti questo il principio vigente prima della decisione della Consulta: una volta ottenuto, ogni embrione avrebbe dovuto essere messo nelle condizioni di nascere.

 Questa pronuncia riconosce “il diritto assoluto della donna di utilizzare gli embrioni creati con il coniuge e poi congelati anche dopo la pronuncia della separazione e nonostante la contrarietà dell’ex marito”.

Con questa scelta infatti si mette in evidenza il diritto del figlio a vivere nella pienezza la sua esistenza prima del diritto della coppia ad avere un figlio.

Ovviamente questa scelta farà molto discutere.

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Fondatore della pagina. I miei interessi principali sono la tecnologia, la scienza e gli anime. Il mio obbiettivo? Trasmettere la mia passione ai miei visitatori.

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