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Attacco ai social, fin dove è lecito?

Ogni qual volta che accade un fatto drammatico, si attaccano le piattaforme dove quell’utente stava. Fin dove, però, è corretto dare la colpa ai social media?

Attacco ai social

E’ notizia di qualche giorno fa, la tragica morte per suicidio di Antonella, la bambina di Palermo di 10 anni deceduta per soffocamento con una corda a seguito del tentativo di emulazione di una challenge, la Blackout Challenge, che invita i partecipanti a stringersi una corda intorno al collo per provare la propria resistenza.

A seguito delle indagini, si apprende che Antonella, nonostante la sua giovane età, possedesse un numero ingente di profili social da Facebook ad Instagram per passare a numerosi profili TikTok.

Stupisce, però che, sempre in base ai dati raccolti dalle indagini, alcuni di questi profili furono aperti, apparentemente, da Antonella quando questa teneva 8 anni di età. Età che, per le leggi dei social, non ti permetterebbe di poter aprire alcun profilo su nessuna piattaforma.

Secondo i regolamenti che costituiscono le piattaforme, infatti, bisogna avere minimo 13 anni di età per avere un proprio profilo social (con le dovute limitazioni imposte dalla piattaforma stessa).

Questa regola, però, è facilmente raggirabile: basta dichiarare il falso. Durante l’iscrizione, infatti, basta dichiarare di avere 16 o più per non incorrere a limitazioni da parte del social e poter quindi usufruire dei suoi servizi senza alcun tipo di blocco.

A causa di ciò, ed essendo avvenuta l’ennesima tragedia, come di consuetudine si alza il polverone di critiche ai social media, accusati di non sorvegliare bene la propria piattaforma.

E’ davvero cosi?

Dovremmo tutti farci un esame di coscienza, prima di fare polemiche contro i social media.

Prendiamo il caso di Antonella: si attribuisce la colpa dell’accaduto a TikTok. Ma fin dove TikTok può avere delle responsabilità?

La piattaforma, sempre in crescita, ospita giornalmente milioni di profili di ragazzini che si divertono a fare trend e balletti ed a causa di tale ingente numero che è umanamente impossibile stare dietro ad ogni singolo profilo. Per tal motivo, infatti, si fa largo uso della Intelligenza Artificiale che, attraverso un algoritmo creato per eseguire determinate e specifiche azioni, tenta di controllare quanto più possibile l’ambiente della piattaforma.

La responsabilità è nostra se vogliamo usufruire dei servizi di tale piattaforma dichiarando il falso, cosa che sicuramente ha fatto Antonella nella fase di registrazione.

Fare del becero moralismo non sembra la strada più corretta.

La piattaforma ha i suoi obblighi ma non si può pretendere l’impossibile.

E di casi di questa tipologia non ne soffre solo TikTok, ma anche Facebook…soprattutto Facebook.

E’ noto ai più, che la piattaforma di Mark Zuckerberg, durante il caso di oscurantismo da parte di Twitter al profilo di Trump, si è discostata dalla scelta di questa di agire, dichiarando che non spettasse a lei fare da <poliziotto> su ciò che la community pubblica sulla piattaforma.

Scelta che poi cambiò a seguito nelle nuove azioni di Trump, ma anche dalla ingente pressione che la stessa community esercitava su di essa affinché agisse.

In genere, però, non spetterebbe alle piattaforme agire in maniera così diretta su ciò che l’utenza posta su di essa, escludendo quei casi dove si presentano palesi violazioni del regolamento interno alla piattaforma.

Un altro caso analogo, con alcune differenze però, è quello di PornHub: la nota piattaforma, carica al giorno milioni di nuovi video che umanamente non è possibile controllare tutti e questo potrebbe causare dei ritardi nella rimozione di quelli che violano le regole. E’ pur vero che a PornHub è stata lanciata l’accusa di non voler rimuovere volontariamente i video incriminanti per una mera questione di guadagno, ma di queste particolarità ne deve fare capo chi di competenza.

In conclusione, l’utenza deve capire che gestire una piattaforma non è una cosa semplice, soprattutto quando questa è davvero enorme; quando i media lanciano l’accusa che i social non sono intervenuti in tempo, devono riflettere e tenere conto di quanta mole di lavoro vi sta dietro e non seguire la massa come pecore.

La responsabilità di cosa pubblichiamo nei social, in primis, è nostra e dobbiamo anche convivere con le conseguenze che ciò può comportare.

Si può intervenire in qualche altro modo per limitare i danni? Si.

Antonella, ad esempio, non possedeva l’età per usufruire dei social e di un cellulare, quindi la responsabilità dovrebbe ricadere sui genitori che hanno concesso troppa libertà alla figlia; la soluzione era quella di non dare il cellulare alla bambina ed aspettare che fosse più matura per concederglielo.

“Con il senno del poi è facile parlare”…

Vero. Ma il caso di Antonella dovrebbe fare da monito per altri, così da prevenire eventuali azioni analoghe.

Su Facebook, è consigliato non pubblicare la qualsiasi cosa ci passi per la mente, così da non esporci ad eventuali conseguenze.

Per PornHub, quella è un’altra storia…

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Fondatore della pagina. I miei interessi principali sono la tecnologia, la scienza e gli anime. Il mio obbiettivo? Trasmettere la mia passione ai miei visitatori.

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