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Whatsapp vs Telegram vs Signal

Dopo l’aggiornamento dei Termini di Whatsapp, una parte dell’utenza decide di abbandonare la app verde di Facebook e si sposta nelle app blu, Telegram e Signal.

Whatsapp vs Telegram vs Signal

Alla fine è successo: una parte dell’utenza ha abbandonato Whatsapp ed è migrata verso le app competitor, Telegram e Signal.

Perché? Una persona comune potrebbe dire “A causa della privacy”, o “Per me, perché offre di più Telegram” o per quanto riguarda Signal, “Perché la usa Elon Musk”.

Le affermazioni sono tutte corrette. Ma prendiamole separatamente ed analizziamole.

“A causa della privacy”: Questa è la causa maggiore che ha fatto scoppiare l’abbandono di Whatsapp. Quest’ultima, infatti, il 7 gennaio mandò un avviso circa le nuove politiche sulla privacy. Non accettarle, specificava l’avviso, comportava l’impossibilità di utilizzare l’app a partire dall’8 febbraio, giorno in cui i cambiamenti diventavano effettivi.

Questa costrizione, ha fatto storcere il naso a molti utenti i quali hanno preferito abbandonare la app, piuttosto che dare dei dati a Facebook.

Ma di che si trattava? Le nuove condizioni di utilizzo prevedevano che WhatsApp rendesse obbligatoria la condivisione di alcuni dati dei suoi utenti con Facebook per scopi commerciali. Significava che il numero di cellulare, la rubrica dei contatti, i messaggi di stato e altre informazioni potevano (e possono) essere resi noti agli investitori per il network pubblicitario del social e di Instagram.

Tutto ciò ha fatto infuriare molti utenti, i quali però non ricordavano che la condivisione dei dati personali esisteva già su WhatsApp, ma poteva essere disattivata attraverso un’opzione specifica nel menù delle impostazioni.

Questa condivisione di dati, però, non comporterà l’apparizione di pubblicità nell’app di messaggistica.

Ribadiamo che la condivisione di alcuni dati sarà usata solo per scopi commerciali. La paura che Mark Zuckerberg possa leggere le nostre conversazioni è dunque totalmente infondata.

Le rassicurazioni fatte dalla società però, non hanno placato l’animo di molti che hanno preferito migrare sulla app competitor di Whatsapp: Telegram

Telegram, infatti, assicura che i dati presi siano inferiori di quelli di Whatsapp. Prendendo per vera tale affermazione, bisogna però tenere presente che alcuni dati Telegram se li conserva sempre.

Ma, nonostante ciò, è pur vero che nelle FAQ di Telegram riguardante l’uso dei dati personali degli utenti si legge che:

“Telegram è un servizio di messaggistica basato sul cloud con sincronizzazione istantanea. I dati sono ripartiti su più Data Center attorno al globo, controllati da differenti entità legali a loro volta distribuite sotto diverse giurisdizioni. Le relative chiavi di decriptazione sono divise in parti e non sono mai tenute insieme ai dati che proteggono. Per forzarci a consegnare qualsiasi dato sono necessari parecchi ordini dai tribunali di diverse giurisdizioni. Nessun governo o insieme di governi con la stessa mentalità può ostacolare la privacy e la libertà di espressione delle persone. A oggi, abbiamo divulgato 0 byte di dati a terzi, inclusi i governi”.

Purtroppo, però, Telegram ha riportato recentemente una nota dolente alla sua reputazione: I gruppi su Telegram sono tantissimi, molto diffusi e facilmente accessibili da parte degli utenti che possono utilizzare l’apposita barra di ricerca per cercare i contenuti più svariati, anche quelli di natura sessuale o addirittura, come è tristemente emerso, pedopornografica.

Per tale ragione, sono stati conferiti a Telegram aspetti degni del Deep Web, dove anche i contenuti più scabrosi e privi di moralità possono circolare liberamente. Nei gruppi, inoltre, è possibile essere invitati anche contro la propria volontà: basta avere il contatto, numero o nickname, per essere infilati nei gruppi più svariati.

È facile immaginare come sia semplicissimo finire anche nei gruppi dai contenuti più osè o addirittura di natura illegale, come dimostrano gli ultimi casi.

Ed infine vi è Signal. Al momento, sembra che Signal è tra le app di messaggistica che raccoglie meno informazioni personali dell’utente: utilizza un sistema di crittografia molto avanzato, sempre end-to-end ed i dati sensibili, viene sottolineato nelle condizioni di utilizzo dell’applicazione, non sono usati per scopi pubblicitari.

Seconda affermazione, “Per me, perché offre di più Telegram”: anche questa vera.

Nonostante le novità, palesemente copiate, introdotte da Whatsapp come la cancellazione dei messaggi effimeri (una copia dell’eliminazione messaggi già presente su Telegram), Telegram conserva il primato per quanto concerne la possibilità di mandare fino a 2 GB di file e le moji animate e lo stesso <Store> di quest’ultime sempre in crescita.

A ciò, si aggiunge la possibilità di riprodurre video direttamente dall’app, ad esempio quando viene girato un link YouTube.

Ultima affermazione, “Perché la usa Elon Musk”: il discorso è valido solo per Signal.

Confermato, per ora, che Signal è tra le app di messaggistica che raccoglie meno informazioni personali dell’utente è facile capire perché uomini di certa importanza si affidino a Signal. Ed è ciò che spiega perché alcuni utenti, delusi e poco convinti della sicurezza che offre Whatsapp, siano passati proprio a Signal.

Questa migrazione, può danneggiare Whatsapp? Ni.

L’abbandono di molti utenti, sicuramente, porterà danni a livello economico a Whatsapp però non ci si debba aspettare che perderà il suo primato, per ora. Perché? I numeri parlano chiaro: gli utenti che usufruiscono di Whatsapp sono nettamente superiori a chi usa Telegram o Signal ed il fatto che l’utenza media nemmeno legge le Politiche ma accetta, è un altro dei fattori determinanti.

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Fondatore della pagina. I miei interessi principali sono la tecnologia, la scienza e gli anime. Il mio obbiettivo? Trasmettere la mia passione ai miei visitatori.

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