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La regina degli scacchi: da serie Netflix a capolavoro artistico – culturale.

serie Netflix capolavoro artistico

La regina degli scacchi (The Queen’s Gambit) è una miniserie televisiva drammatica statunitense creata da Scott Frank e Allan Scott, distribuita in streaming il 23 ottobre 2020 su Netflix.

La serie è basata sull’omonimo romanzo del 1983 di Walter Tevis. Il titolo originale della miniserie, come quello del romanzo, si riferisce al gambetto di donna, un’apertura scacchistica.

La serie esplora la vita di una bambina prodigio degli scacchi, orfana, di nome Beth Harmon, seguendo le sue vicissitudini dall’età di otto ai ventidue anni, mentre lotta contro la dipendenza da alcool e psicofarmaci nel tentativo di diventare grande maestro di scacchi.

La serie si compone attualmente di 1 stagione composta da 7 episodi da 46-68 minuti (puntata).

Il cinema americano ha costruito una retorica ben precisa intorno allo sport, rappresentato come mezzo di riscatto sociale attraverso l’annientamento dell’avversario e il superamento dei propri limiti. La regina degli scacchi riconosce questa narrazione stereotipata, ma ne riprende la struttura per trasformarla. 

Il fulcro della serie è proprio il gioco degli scacchi, infatti, la serie Netflix esalta il carattere agonistico degli scacchi.

A coinvolgere il pubblico è la sottile violenza psicologica che si cela dietro a un gesto impercettibile come spostare un pedone.

Ciò permette a Netflix di usare gli scacchi non solo come strumento narrativo al servizio del percorso di formazione della protagonista, ma di renderli il perno intorno a cui ruotano anche i significati simbolici dell’opera. 

Alla retorica dello sforzo fisico, la regina degli scacchi contrappone il disciplinamento della ragione, che diventa anche un esercizio per dominare sé stessi.

L’ulteriore ambizione della serie Netflix sta nell’arricchire il simbolismo degli scacchi con una dimensione storica.

Il periodo in cui è ambientata la serie è la Guerra Fredda dove gli scacchisti furono i primi sportivi, e per lungo tempo gli unici, a cui l’Unione sovietica consentì di partecipare a tornei internazionali, perché l’U.R.S.S voleva utilizzarli come strumento di propaganda politica e mostrare al mondo il primato intellettuale del comunismo.

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Fondatore della pagina. I miei interessi principali sono la tecnologia, la scienza e gli anime. Il mio obbiettivo? Trasmettere la mia passione ai miei visitatori.

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