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Scontri violenti a Washington, in lockdown il Congresso (USA)

Oggi il senato avrebbe dovuto ufficializzare la vittoria di Joe Biden, e sapevamo che ci sarebbe stato malcontento tra i sostenitori di Trump. Ma di certo nessuno si poteva aspettare una reazione talmente violenta. Infatti sembra essere scoppiata una vera e propria rivolta a Washington. La cosa che mette più scalpore è il fatto che sia stato proprio il presidente uscente ad “aizzare” tutto ciò. “TRUMP ESSENZIALMENTE MAFIOSO, IL SUO È L’ATTACCO PIÙ IMPORTANTE NELLA STORIA DELLA DEMOCRAZIA AMERICANA” aveva detto qualche giorno fa B. Sanders, candidato alle primarie per il partito Repubblicano, e la frase sembrava esagerata, secondo alcuni. Ma sembra essere meno esagerata oggi, in questo momento, in cui Trump ha chiesto ai suoi seguaci di bloccare in ogni modo l’ufficializzazione dei voti dei Grandi Elettori.

Manifestanti a Capitol Hill

Gli attacchi si sono fatti sempre più violenti, la polizia è stata costretta ad uscire le armi per difendere i parlamentari dopo che i manifestanti erano entrati nella sala del Congresso, dove un supporter di Trump si è seduto nel posto del vicepresidente Mike Pence, che era stato scortato fuori poco prima. Ora tutta Capitol Hill è in lockdown e Trump comunica ai manifestanti di restare pacifici. Sembra strano che l’ex presidente non abbia tenuto conto della violenza di alcuni suoi sostenitori, quando ha chiesto loro di interrompere l’iter, e la situazione ora è assolutamente sfuggita di mano. Una donna, infatti, sembra sia stata ferita al petto, mentre la polizia continua a non riuscire a tenere fuori dal Congresso i manifestanti, che hanno decisamente abbandonato le vie della manifestazione pacifica.

Sostenitori di Trump hanno bloccato il lavoro ai parlamentari nelle sale del Congresso

Questo è assolutamente uno dei picchi più bassi mai raggiunti dalla democrazia americana. Un presidente uscente che, pur di non perdere il titolo, le tenta tutte. Ricorsi e false accuse, complottismo e scelleratezza, fino ad arrivare a scatenare una folla assuefatta dalle sue parole contro la macchina che gestisce e assicura a tutti i cittadini il funzionamento della democrazia stessa. Questo non è un attacco a Biden, o al Congresso. Questo è un assalto alla democrazia che rischia di avere ritorsioni pericolosissime, ancor più sul piano etico-istituzionale, che sul piano reale. Perché la “rivolta” che stanno portando avanti, irrazionalmente, oggi può essere fermata. Ma questa resta una ferita nel cuore della democrazia americana che non era mai stata aperta in modo così profondo nemmeno dai peggiori presidenti che la storia a stelle e strisce ricordi.

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