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Vaccino covid-19: il rifiuto può portare conseguenze?

Ci stiamo avviando alla chiusura di questo 2020 e alle porte si presenta quella che per molti è la luce alla fine del tunnel che prende il nome di vaccino. Da poco più di un mese la casa farmaceutica Pfizer ha iniziato a distribuire, anche in Italia, le prime dosi e che, secondo il piano del governo, verrà somministrato in fasce graduali.

Vista anche la rapidità con cui esso è stato presentato, inizia quello che possiamo definire una <battaglia> tra coloro che vorranno vaccinarsi e chi no: i NO-VAX.

A dare preoccupazione in questo ambito, non è tanto il rifiuto del vaccino, dichiarato dallo stesso Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana Giuseppe Conte, non obbligatorio (al momento), ma le conseguenze che questa scelta potrebbe portare in futuro.

Infatti, inizia a farsi strada la prima ipotesi: il licenziamento dal proprio posto di lavoro.

A dare una prima risposta è il magistrato Raffaele Guariniello il quale ha affermato che: “La legge prevede l’obbligo di allontanare il lavoratore e di adibirlo ad altra mansione, solo ove possibile” e che, in questo moneto in cui il lavoro avviene in gran parte in smart working, “lo stato di emergenza non consente i licenziamenti, ma in futuro il problema può presentarsi.”

A confermare la dichiarazione del magistrato R. Guariniello è il giurista Pietro Ichino, il quale ha spiegato quali sono gli obblighi che il datore di lavoro deve osservare citando l’art. 2087 C.C. (Tutela delle condizioni di lavoro): “L’imprenditore è tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro [Cost. 37, 41]”, affermando anche che, a livello giuridico, sia possibile rendere obbligatorio il vaccino.

Il quid della questione diventa, non tanto la scelta della persona di vaccinarsi o meno, ma la tutela della salute della collettività.

Cosa dice la Costituzione Italiana in merito? Per sciogliere quelle che sono le questioni legali entra in gioco la Costituzione. Essa infatti non afferma che vi sia l’obbligo, da parte dei cittadini, a ricorrere alla vaccinazione secondo l’Art. 32 Cost.: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.”

Come afferma ancora il prof. Ichino riprendendo la nota dell’art. 2087 C.C.: “Il datore di lavoro deve adottare tutte le misure idonee a prevenire sia i rischi insiti all’ambiente di lavoro, sia quelli derivanti da fattori esterni e inerenti al luogo in cui tale ambiente si trova, atteso che la sicurezza del lavoratore è un bene di rilevanza costituzionale che impone al datore di anteporre al proprio profitto la sicurezza di chi esegue la prestazione.

In questo caso possiamo affermare che “i fattori esterni” sia proprio il Covid-19 e che quindi il datore di lavoro deve garantire una tutela dei suoi lavoratori a 360° e sospendere, ove non vi sia altro modo, il rapporto di lavoro del dipendente in quanto costituirà impedimento.

Per porre quindi un punto conclusivo a quest’avversità bisognerà valutare, attraverso lo studio dei dati, se sarà necessaria una legge che imponga il vaccino o continuare sulla linea della non obbligatorietà, lasciando così libera scelta al cittadino di vaccinarsi o meno.

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