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Bosnia, Incendio a Lipa 3000 sfollati, nella morsa della neve. Ong: “È l’abisso dell’umanità”

Incendio Lipa 3000 sfollati nella tendopoli. Nella zona, le temperature scendono anche sotto lo zero. La richiesta di aiuto: “Se nessuno ci aiuta, moriremo”.

Incendio di Lipa

“Viviamo come animali. Anzi, peggio. Se nessuno ci aiuta, moriremo”. Questa la richiesta di aiuto di un pachistano, dopo che la sua <abitazione> è andata in fiamme nel grande incendio che ha interessato la tendopoli di Lipa.

Adesso circa 3 mila persone dormono nei boschi, al gelo, senza acqua né cibo.

I più fortunati, riescono a trovare riparo nell’unico tendone rimasto nel campo, pericolante.

A tendere una mano di aiuto, la Croce Rossa e le associazioni umanitarie che portano pasti caldi, acqua potabile e vestiti per potersi riparare dal gelo.

La tendopoli venne costruita ad aprile per far fronte all’emergenza Covid, gestito dall’Oim (l’organizzazione internazionale per le migrazioni), e doveva ospitare circa mille persone anche se dentro erano presenti almeno 500 in più. Più volte l’Oim aveva chiesto alle autorità locali di attrezzarlo per l’inverno senza però ottenere una minima risposta.

“Quello di Lipa era un campo nato male. Quattro tendoni-dormitorio, in cerata, ognuno con 120 letti a castello. Più un altro tendone che serviva da refettorio e alcuni bagni chimici. L’elettricità arrivava grazie a dei generatori a cherosene, saltati con le prime nevicate. L’acqua iniziava a congelare”, questa la testimonianza raccontata a Repubblica di Silvia Maraone, coordinatrice dei progetti lungo la rotta balcanica per Ipsia, ong attiva in Bosnia da 25 anni e che dal 2018 lavora nei campi profughi del Paese balcanico.

L’Oim aveva dato una <deadline> per chiudere il campo, e proprio il giorno dell’incendio doveva esserci l’evacuazione finale, ma alle 11 del mattino uno dei tendoni-dormitorio ha preso fuoco.

“Ci sono due versioni sull’incendio: c’è chi dice sia stato l’Oim, chi alcuni migranti. Fatto sta che queste persone ora non hanno un posto dove andare. I campi a Sarajevo sono strapieni. Chi ha provato ad andare a Bihac a piedi è stato bloccato e rimandato indietro dalla polizia. Ogni giorno la Croce Rossa distribuisce dei pasti, ma non è abbastanza”, ci informa Maraone,  “Chiedono cibo, vestiti, sacchi a pelo e tende. Le persone hanno bisogno di tutto. È un disastro umanitario”.

In una riunione straordinaria tra il governo centrale e quello locale, si proverà ad arrivare ad una soluzione, ma intanto i residenti del campo di Bira, dove i migranti potevano trovare una qualche sistemazione poiché è il più grande di tutta la Bosnia, organizzano picchetti spinti dall’idea di non volersi fare carico di un così grande impegno.

“È l’abisso dell’umanità. C’è una tale cecità da parte delle istituzioni locali. Gente che 25 anni fa era rifugiata e scappava dalla guerra, oggi non riconosce queste persone che muoiono di freddo. È come se avessero dimenticato quello che hanno passato. Una violenza indescrivibile”, dichiara Maraone.

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